Un posto di lavoro ad Amazon non è per niente una bella esperienza.

Se leggendo il titolo di questo articolo avete pensato che trattassi dell’Amazzonia vi sbagliate di grosso. Voglio parlarvi di Amazon, la più grande azienda di commercio elettronico alla quale fanno affidamento molti lettori, tra cui la sottoscritta purtroppo, per l’acquisto dei libri.

Purtroppo si, perché pochi giorni fa mi hanno svelato la dura e cruda realtà che si cela all’interno degli scaffali di Amazon. Oggi voglio parlarvi di quest’uomo, un giornalista, che si è infiltrato per un mese nel magazzino francese Amazon al fine di portare allo scoperto la dura verità. Il suo nome è Jean Baptiste Malet e ha scritto un libro, intitolato “En Amazonie”, dove racconta la propria esperienza.

Riporto qui le sue testuali parole per rendervi partecipi e consci della realtà dei fatti.“Svolgevo esclusivamente i turni di notte. Cominciavo alle 21 e 30 e il mio lavoro terminava alle 4 e 50.

Ufficialmente, secondo l’agenzia interinale, camminavo più di 20 km a turno, La pressione è tale che numerosi lavoratori soffrono di mal di schiena e di depressione. Gli operai non hanno accesso a nessun luogo che non gli competa, tutto è registrato tramite l’uso di badge di identificazione.

Amazon non vuole che qualcuno possa raccontare quello che succede all’interno della fabbrica, che si possa descrivere il suo modello di gestione.Un lavoratore ogni notte percorre a piedi durante il suo turno, una distanza pari a quella dalla Piramide Cestia al Pontile di Ostia Lido, più di venti chilometri. Succede a chi lavora in Amazon il negozio nato originariamente per consegnare libri da una geniale intuizione di Jeff Bezos, ora diventato un formidabile vettore che recapita qualsiasi tipo di merce in ogni parte del mondo.

Non solo libri, ma anche dvd, apparecchiature elettroniche, utensili, capi di abbigliamento, cibo.Muovendosi su una superficie grande come cinque campi di calcio, un operaio deve impacchettare migliaia di prodotti ogni notte, oppure percorrere una distanza di venti chilometri per sistemare i prodotti negli scaffali rimanendo sempre sotto il controllo dei suoi superiori. Il tutto in un regime di riservatezza che fa somigliare il magazzino a una base militare di massima segretezza piuttosto che a un deposito di merci: reticolati, sorveglianti ogni pochi metri e automobili che devono essere parcheggiate tutte alla stessa maniera pena la rimozione immediata.

Era nel 2012, avevo 25 anni. Non ero particolarmente preparato fisicamente, però ho un fisico atletico per costituzione. Sono stato assunto come “picker”, la mia funzione era recuperare le merci ricevute dagli “eachers”, e disposte dagli “stowers” sugli scaffali di immensi capannoni, poi di portarle a un “packer” che le imballava. Il “picker” deve rimanere in piedi. Non è autorizzato a sedersi.

L’apparecchio elettronico, lo scanner-lettore di codici a barre che permette di identificare le merci, è geolocalizzabile. I caporeparto hanno così la possibilità di sorvegliarti, di sapere dove si trova un “picker” nel magazzino logistico.

Riporta il vostro tasso di produttività, che è registrato in tempo reale. Se un impiegato non rispetta il ritmo, rischia il licenziamento. Le pause sono molto brevi, per usufruirne si deve camminare fino agli orologi marcatempo, situati all’estremità della fabbrica. All’uscita, gli impiegati vengono verificati per controllare che non abbiano rubato nulla. Se c’è un dubbio, possono usare il metal detector e procedere a una perquisizione personale.

Siccome Amazon considera ogni lavoratore come un ladro potenziale, i dipendenti subiscono una perquisizione personale quando escono dal magazzino logistico (tempo per il quale non vengono pagati ), e questo può impegnare 40 minuti a settimana. Negli Stati Uniti, dei lavoratori hanno appena sporto denuncia per questo. La vera peculiarità di Amazon non è la durezza del lavoro nelle sue fabbriche, molte fabbriche o cantieri hanno terribili condizioni di lavoro e Amazon non è un caso isolato.

La specificità di Amazon è la sua organizzazione interna – spietata con l’essere umano- che si basa sulla sua infrastruttura informatica (terminali wi-fi sparsi un po’ ovunque, telecamere di sorveglianza), sul controllo totale della persona e della produttività. La specificità di Amazon è che la sua infrastruttura informatica, estremamente complessa, ha come obiettivo di spremere al massimo la macchina che esegue le azioni le più difficili: l’essere umano. Amazon ha bisogno di assumere meno personale rispetto a un negozio.

Non è un giudizio morale. Però ripeto che tutti i politici che dicono che Amazon “crea posti di lavoro” per giustificare i sussidi pubblici per lottare contro la disoccupazione – come la Germania o la Francia – sono bugiardi. Amazon non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche, ma il Syndicat de la Librairie Française [sindacato delle librerie francesi], ha anche evidenziato che – con lo stesso fatturato – una libreria di quartiere crea diciotto volte più posti di lavoro che il commercio on line.

Nel 2012, l’Associazione delle librerie americana (American Booksellers Association) ha stimato a quarantaduemila il numero di posti di lavoro distrutti da Amazon nel settore. Preciso che Amazon non vende solo libri perché si possono anche acquistare slip o un tagliasiepi elettrico. Il mio ruolo di giornalista è quello di ricordare queste cifre, affinché ognuno possa conoscere i fatti e giudicare se Amazon crea effettivamente posti di lavoro, o ne distrugge.

Ogni cittadino italiano deve anche sapere che quando qualcuno acquista un prodotto da Amazon, i soldi vanno direttamente in Lussemburgo, la sede sociale di Amazon, e che quindi lo Stato italiano non incassa nulla o quasi. Questo è un problema a livello europeo. I cittadini europei devono essere consapevoli che, se i commercianti pagano le tasse, Amazon è un modello di multinazionale che fugge dalle tasse dei paesi dove vende i propri prodotti. il libro è in vendita, in edizione francese, su Amazon, quest’ultimo mi ha dato del filo da torcere.

In questo modo, hanno cercato di veicolare un messaggio subdolo e contraddittorio sul mio lavoro: sarei un giornalista che denuncia un sistema che gli permette di vendere il suo libro. È una mossa molto scaltra. Quello che forse non sanno, è che alcuni ex clienti di Amazon mi scrivono dicendo, “Il tuo libro è l’ultimo prodotto che ho ordinato da Amazon prima di chiudere definitivamente il mio conto”.

Preferisco che la gente cerchi il mio libro nelle librerie, ma se sono clienti di Amazon la cosa importante è che conoscano il loro tentativo di nascondere la realtà, rifiutando ai media il diritto di visitare i suoi magazzini e di verificare le condizioni dei lavoratori.”Molti suoi lettori dopo aver letto il suo libro, hanno deciso di non acquistare più merci da Amazon.

Lui ha risposto così: “Secondo me, non è il compito di un giornalista dire se si deve o no boicottare Amazon. Io non sono un’autorità morale, ma sono contento di sapere che la gente ora sa come funziona una fabbrica Amazon, e che quindi tutti possono fare i loro acquisti in piena consapevolezza”.

Potete stare certi che la notizia è vera, se non l’avete letta su Facebook al posto di tutte le falsità che vi circolano ci sarà un motivo. Come Jean ha specificato, Amazon è un’azienda globale praticamente ed è impossibile fermarla e ciò le garantisce il potere anche sulle vie di comunicazioni.

Mi duole ammettere che anche io ero una compratrice compulsiva su Amazon, per quanto riguarda i libri, ma dopo aver saputo questa notizia mi sono ricreduta.

Dobbiamo aiutare il nostro paese, specie il settore editoria. Dobbiamo aiutare le piccole librerie se vogliamo avere ancora il piacere di uscire e immergerci in quelle enormi stanze profumate di carta appena stampata.

Grandi imprese come MondoLibri e Mondadori sono in crisi ormai per colpa di Amazon, ormai la tecnologia avanza e noi ne siamo sempre più schiavi. Se invece tornassimo alle origini? se tornassimo a camminare all’aria aperta, in compagnia dei nostri amici, a bere un caffè, a fare un giro al centro commerciale e, perché no, entrare in una o più librerie… invece di isolarci in una stanza chiusa e buia davanti al computer?

Fermare Amazon richiederà tempo, ma per salvare le piccole e grandi imprese e anche la nostra salute fisica e mentale basta davvero poco. Volete mettere una bella passeggiata all’aria aperta e, dopo un buon caffè, andare in libreria al posto di stare seduti e ingobbiti su una sedia davanti ad uno schermo? Io ci rifletterei su.

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