I titoli di Gorée

Abbiamo ucciso il cane rognoso

Luís Bernardo Honwana

A cura di Roberto Francavilla
Traduzione di Sara Favilla
Prefazione di Roberto Francavilla
Nós matámos o cão tinhoso, raccolta di racconti dell’allora giovanissimo Luís Bernardo Honwana, venne pubblicato nel 1964. Sebbene non si vi riscontrino riferimenti espliciti ai rivolgimenti storici che porteranno il Mozambico all’indipendenza, ciò non sconsiglia affatto una lettura politica di questa raccolta. Non è infatti azzardato scorgere le dinamiche complesse della presa di coscienza identitaria e della resistenza al colonialismo in temi di grande portata allegorica quali l’infanzia, la natura, la città coloniale. Considerato poi che il rito di passaggio sembra essere il perno attorno al quale si sviluppa la maggior parte delle vicende narrate, è implicita la considerazione di una complessa rete di risvolti psicanalitici. L’iniziazione del giovane protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, ad esempio, simbolizzata dall’esecuzione di un cane tignoso, è il culmine di un percorso di apprendistato che l’autore dissemina di simboli attinti dall’immaginario archetipico, dagli spazi del sacro e del profano ma anche dall’esperienza delle dinamiche sociali.
Lo sguardo del bambino rappresenta l’espediente narrativo per descrivere, filtrato da un’innocenza soltanto presunta, lo sgretolarsi di una società, di un sistema di potere basato sull’esercizio dell’autorità, proprio come si sgretola l’edificio apparentemente sicuro e incorruttibile dell’infanzia. Nella meticolosa attenzione con cui il piccolo Ginho, una delle principali voci narranti, ricostruisce gli elementi dello spazio familiare nel racconto Inventario di mobili e giacenze, si legge metaforicamente l’ostinato attaccamento ai simboli di ciò che, per poter sopravvivere nel recinto della memoria, deve essere archiviato con precisione e fedeltà. L’elenco rassicurante della mobilia diventa dunque un modo per rinominare l’universo domestico dove ancora vige la protezione della madre.
In Honwana l’oralità dell’infanzia si sovrappone a quella della tradizione. Il luogo ove si compie questa ibridazione postcoloniale è la città, divisa fra i quartieri dotati di strade asfaltate e case di mattoni e cemento e una parte, più esterna, disseminata da capanne e baracche e attraversata da strade di terra battuta che immancabilmente si trasformano in polvere con il sole e in fango con la pioggia e, dove, da una parte si parla il ronga, la lingua della terra, e dall’altra il portoghese, la lingua dell’Impero. Infine la natura, ben più importante di un mero sfondo, è rappresentata dal paesaggio rurale dei grandi appezzamenti delle machambas, sulla cui fertilità incombe lo spauracchio di una grande tormenta, personificata in un dio impietoso chiamato nhinguitimo (nel racconto omonimo) e allegoria di una minaccia: l’espropriazione da parte del padrone. Allo stesso modo, nel racconto Pausa di mezzogiorno, la linfa che scorre dalla pianta alle dita che la stringono e che applicano la forza di un corpo intero per strapparla alla terra, porta con sé la morte anziché la vita. Al vecchio bracciante protagonista del racconto, che assiste impotente all’incrocio fatale di Storia e destino personale, non resta che la malinconica consolazione provocata dalla lenta e poetica trasfigurazione fra i campi coltivati della machamba e il mare, costantemente evocato in una serie di struggenti sinestesie che si collocano fra i momenti più alti della narrativa di Honwana.
Prezzo: € 14,00 - Pagine: 144 - Disponibile - Pubblicazione: 11/2008 - ISBN: 978-88-89605-37-0 - Dimensioni: 15x21
Argomenti e temi: Narrativa straniera
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