
Un anno di lavoro, anche molto tecnico, all’interno di una scuola elementare del Senese, in stretta collaborazione con gli insegnanti, produce dei risultati: l’aprirsi – modesto ma non non velleitario – di più finestre sulla natura composita delle classi, resa più evidente dalla presenza consistente di albanesi e kosovari a Monteroni d’Arbia, sede di quest’indagine, ma in realtà molto più variegata e complessa. La ricerca-intervento, propiziata anche dalla volontà del Comune di Monteroni, affronta quindi il tema, oggi di necessità molto frequentato, della giustapposizione di culture e di lingue e linguaggi, ponendosi il modesto ma ineludibile proposito di primo scavo in un mondo da esplorare per combattere l’emarginazione ma anche l’omologazione. Particolare attenzione si destina all’aspetto linguistico, nello sforzo di giungere ad una dimensione riccamente multilingue della pratica educativa, che comprenda e allo stesso tempo trascenda le presenze ‘straniere’, per attingere al multiforme patrimonio di una casuale aggregazione di bambini, nel solco delle istanze di don Milani e dell’educazione linguistica democratica.