Chi scriverà la storia di questa terra, la vera storia, della sua oscurità e della sua sconfitta? Il popolo di Ramayoc, ogni giorno più solo e disperato, rimane avvolto nella polvere che si leva e svanisce nel cielo bianco. Ma in questo devastante silenzio fioriscono le storie. Gli incaricati di raccontarle, in intimi dialoghi, nell’oscurità delle case, sono due: Rosendo López, fuorilegge, eterno detenuto che svolge umili lavori, e il signor Delegato, commissario, giudice di pace e ufficiale dell’anagrafe.
Due sono ugualmente i protagonisti assenti di queste storie fatte di frammenti confusi, di visioni, di versioni incrociate, di ricordi di ricordi: Ubencslao Corimayo, bandito di Coranzulí, e Don Pelayo, il profeta errante, l’uomo della dimensione del mistero e dall’immancabile attributo: il Libro.
E attraverso le vicende, gli scenari e i personaggi, la presenza fluttuante del tempo, quel fiume incessante che "deve coinvolgerci tutti, così afflitti dalla solitudine".
Annotazioni:Hanno detto:
Héctor Tizón nel Cantare del profeta e del bandito rivela la capacità di rendere universale un mondo provinciale, chiuso, arcaico e remoto, [attraverso un] proprio particolarissmo e ammaliante linguaggio cha rimanda all’oralità, la rielabora, la filtra, la interpreta e ce la restituisce attraverso un fraseggio dal timbro e dal ritmo inconfondibili (Francesca Lazzarato, Il Manifesto)
Sembra che tutto svanisca, meno le parole che si ostinano a configurare racconti sospesi nel tempo, come sospeso nello spazio sembra il luogo in cui vengono mormorati (Dante Liano, Diario)