Ancora una volta Alberto Manzi s’immerge nella ricca, vitale, magnetica realtà del Sud America. E con El Loco inizia a scavare nelle pieghe del politico, porta alla luce con straordinaria evidenza una serie di problemi che non si possono in alcun modo assegnare solamente alla società sudamericana (operazione che concluderà poi con E venne il sabato, romanzo pubblicato postumo dalle Edizioni Gorée nel 2005).
Il protagonista di El loco è proprio un loco, uno scemo, un pazzo o presunto tale, che risulta invece l’anima della comunità di cui fa parte, il villaggio di San Sebastian. El loco trascorre il tempo cercando di colpire un barattolo e chiamando chiunque gli pare amico a fare altrettanto, esprime la sua solidarietà, dà un aiuto concreto agli altri, ogni volta che ce n’è bisogno, parla per assurdi, che però paradossi proprio non sono perché anzi dimostrano una capacità di intendere le cose, di penetrare nei cuori della gente con semplicità. Così El loco costringe a pensare, a rimettere tutto in discussione, a cercare in ogni occasione di ritrovare la nostra radice di uomini.
Il messaggio di questo romanzo, al di là dell’analisi e dell’impegno di natura politica, è una rivendicazione della necessità umana di amare. Solo attraverso l’amore, solo attraverso il tendere verso l’altro sarà possibile definitivamente ritrovarsi partecipi della comune radice di uomini, perché «solo chi è animato dall’amore è veramente vivo» (e per El loco essere vivo significa proprio questo, essere capace di amare).