Alberto Manzi scrisse La luna nelle baracche nel 1974 e con questo romanzo, tradotto in otto lingue e che fu definito un’opera d’arte soprattutto per la semplicità di linguaggio, ottenne nel 1978 l’Osterreichishen Kinder und Jugendbch-preisen.
Emerge qui, per la prima volta, quell’elemento di diretta esperienza e umana partecipazione che caratterizzò tutta l’ultima parte dell’opera letteraria di Alberto Manzi, fino a E venne il sabato ed a Gugu recentemente pubblicati postumi da Gorée. Manzi, infatti, visse lungamente fra i "campesinos" sudamericani, fra quel popolo di contadini costretti spesso a vivere in condizioni subumane, ma legati alla loro terra come gli alberi e gli animali.
Pedro, il protagonista de’ La luna nelle baracche, è il simbolo trasparente di una situazione non solo latinoamericana, uno di quei rari personaggi che, in ogni parte della terra, cercano di ridare ai diseredati dignità e consapevolezza, cancellando le parole della rinuncia. "Yo atendo", ripetono infatti sonnacchiosi e rimanendo sempre nascosti in un angolo qualunque, i suoi compaesani, mentre Pedro illumina la scena con l’incredibile tenacia di chi sa che il mondo è di chi ha il coraggio di agire. Egli ha capito che, per chi vuole e chi crede, esiste la possibilità di un’esistenza nuova e diversa. Per questa sua speranza di riscatto comune, benché ignaro di partiti e di ideologie, Pedro lotterà fino alla fine.
I giudizi dei lettori:
Pietro Gallo
Dopo averlo letto, solo la bocca aperta a sospirare, semplice e persistente come un tramonto, una nevicata, un quadro, una fotografia: un'opera d'arte, insomma, dedicata a chi, ogni mattina, cerca la rugiada per ammirarne i riflessi.
Voto: 5/5
28/09/2007