L’interesse per la storia, per la propria (e breve) storia, è forse una delle costanti più significative della letteratura e della cultura argentina. Néstor Perlongher (Buenos Aires 1950-San Paolo 1992), antropologo e poeta neobarocco, mette in scena questa inquietudine argentina, ricreando una storia minoritaria fatta di gauchos omosessuali, caudillos perdenti, sante-prostitute (Eva Perón). In contro luce, l’attualità dell’ultima dittatura militare argentina.
Il saggio propone una lettura culturale della poesia di Néstor Perlongher a partire dal nucleo centrale della proposta biopolitica di Foucault (ripresa poi da Giorgio Agamben e Roberto Esposito): la relazione indissolubile tra potere e corpo nella modernità. A queste suggestioni esterne al corpus, si intreccia l’interesse del poeta per la filosofia anti-Edipica dei francesi Deleuze e Guattari in cui la storia (essenzialmente -agli occhi del poeta- una storia di sterminio) può divenire luogo di delirio (la ribellione degli Ebrei del ghetto di Varsavia messa in scena nella Buenos Aires della dittatura) e di desiderio e, attraverso questi elementi, riscattarsi. Ne emergono personaggi ‘redenti’ che alla rigidità della storia ufficiale oppongono le debolezze del desiderio e del quotidiano: Eva Perón che tra la vita e la morte si preoccupa del colore del suo smalto, il gaucho Juan Moreira che amoreggia con il suo più caro amico nella pampa o ancora Fructuoso Rivera -padre della patria uruguayano- che si lamenta con la moglie degli stenti della guerra.